Un picciotto non edotto

Il vero passaporto kazako mette nei guai Alfano e B.
(il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2013)
Caso Ablyazov, “espulsione illegale”.
(la Repubblica, 10 luglio 2013)
Alfano sempre più in difficoltà. Ieri vertice al Viminale in vista del question time di oggi.
(il Fatto Quotidiano, 10 luglio 2013)
Consegnate al tiranno: Alfano sotto accusa.
(il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2013)
“Quella espulsione era illegale”. La dissidente kazaka può tornare. Scoppia il caso Alfano.
(la Repubblica, 13 luglio 2013)
Caso Kazakistan, ombre su Alfano.
(la Repubblica, 14 luglio 2013)
“Puttana russa e poi mi hanno portato via”.
(il Fatto Quotidiano, 14 luglio 2013)
Letta: “Chi ha sbagliato pagherà”.
(la Repubblica, 15 luglio 2013)
Bufera su Alfano, Pdl in trincea.
(la Repubblica, 16 luglio 2013)
Angelino non si tocca e il Pd s’adegua per forza. Reazione cauta tra i democrat e silenzio totale di Napolitano. Renzi attacca: “Il governo così non durerà a lungo”.
(il Fatto Quotidiano, 16 luglio 2013)
Shalabayeva, paga solo la polizia. Alfano: “Mai informato”.
(la Repubblica, 17 luglio 2013)
Il Quirinale sceglie la prudenza: non si può indebolire il governo.
(ibidem)
Cadono due teste, Alfano si fa salvare dalla polizia.
(il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2013)

Un picciotto non edotto

Angelin nulla sapeva
circa la Shalabayeva,
moglie dell’oppositore
del kazako dittatore.

Alma per esser sicura
capitò, per sua sventura,
in Italia, il belpaese
che in nom delle larghe intese,

la passion del Quirinale,
si scordò della morale,
nascondendo ogni angheria
con bigotta ipocrisia.

Contò almen quaranta agenti,
ceffi armati fino ai denti,
la task force che fu impegnata
per rapir la rifugiata

con la sua figlia bambina,
quanti usati per Riina
e Bernardo Provenzano
nel contesto siciliano.

Un questore, l’Interpol,
Digos e Criminalpol,
due pm, tre prefetti,
vari capi gabinetti,

in sostanza tutto intero
dell’Interno il Ministero,
col jet han spedito a Astana
colei che russa puttana

un infame definì.
Fu un lavoro di tre dì
la realizzazion di un piano
che, a sentire Letta e Alfano,

non coinvolse né il governo
né il ministro dell’Interno.
Letta, nel far l’occhiolino
ad Alfano a sé vicino,

canta la sua canzonetta:
“Questa azion grida vendetta
e qualcun dovrà pagare!
Non possiamo tollerare

ombre, dubbi, negligenza!
Noi siam per la trasparenza!”
Poi interviene Angelo Alfano
con un piglio scajolano

e ira a stento trattenuta:
“Tutto avvenne a mia insaputa!
Da Madama Farnesina,
in passato paladina

di meschin, perseguitati,
dissidenti e rifugiati,
ho saputo questo fatto
per il qual di rabbia schiatto!

Ma in tre dì la verità
verrà fuori e pagherà
chi, mancando di informarmi,
finì con lo sputtanarmi!”

E con due capri espiatori
Angelin ne venne fuori…
Nessun monito dal Colle,
preda del timore folle

che il governo a larghe intese
possa andare a quel paese.
Come posson questi ceffi,
che ci copron di sberleffi,

pensar che qualcuno abbocchi?
Mentitor come Pinocchi,
par lavorino al futuro
dell’ignobile figuro,

quando scapperà il caiman
nel lontan Kazakistan:
il maestro con l’alliev,
Silvio con Nazarbayev!

blog MicroMega, 17 luglio 2013

Pd, Partito defunto

La “Speranza” di Berlusconi: un Pd garantista.
(il Fatto Quotidiano, 9 luglio 2013)
Berlusconi, subito la sentenza. Mediaset, la Cassazione decide il 30 luglio. Insorge il Pdl.
(la Repubblica, 10 luglio 2013)
La sentenza: B. pronto a tutto.
(il Fatto Quotidiano, 10 luglio 2013)
Il Pd si spacca sullo stop ai lavori. No dei renziani: “Un suicidio”. Epifani al Pdl: basta tirare la corda.
(la Repubblica, 11 luglio 2013)
Bindi: “Un errore assecondare l’eversione. Io non ho votato perché così moriamo”.
(ibidem)
Il Pd si cala le brache. “Ma solo per un giorno”.
(il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2013)
Processo Berlusconi, scontro nel Pd.
(la Repubblica, 12 luglio 2013)
I militanti processano i vertici del Pd.
“E’ ora di finirla con i compromessi. State realizzando i desideri di Silvio”.
(ibidem)
Napolitano: “E’ un momentaccio”.
(ibidem)
In ginocchio dal caimano. Gli elettori Pd in rivolta.
(il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2013)

Pd, Partito defunto

Par l’inciucio diventato
non più evento travagliato
da accettar con riluttanza
solo come estrema istanza

in difficili momenti:
eversion, sommovimenti,
alluvioni, terremoti,
invasione di ostrogoti.

Ora è stile di governo,
non occasionale, eterno.
Dagli inciuci transitori
fra sezioni ed oratori,

fra compagni del Pci
e sodal della Dc,
grazie ai qual spartir gli affari,
, le poltrone ed i denari,

siam passati ad altro stile.
Ex compagni, baciapile,
corruttori, piduisti,
lacchè, gnocche e socialisti

stanno insiem nella melassa
che non sol tutti li ingrassa,
alla faccia di chi ha fame,
ma nasconde il ruolo infame

che si è dato questa gente:
salvar Silvio, il delinquente.
Malfattor, servi e pulzelle
che stan dentro il Pdl

sono ormai disposti a tutto
per salvare il farabutto:
invasion di tribunali,
arzigogoli legali,

piazze, stop al Parlamento,
Aventin, sovvertimento.
E hanno tutte le ragioni:
fatto fuori Berlusconi

che fin qui li ha finanziati,
saran tutti rovinati,
esodati del potere.
Ma che cosa han da temere

i falliti del Pd?
Perché han detto sempre sì
a favor di quel Brighella
evitandogli la cella

o la latitanza ricca?
In realtà l’immonda cricca
a suo tempo messa in vita
da Ds e Margherita,

cricca nacque e tal restò,
mai partito diventò,
fra litigi e discussioni.
Solo grazie a Berlusconi,

il suo falso oppositore,
del Pd palpitò il cuore.
Quando Silvio sparirà
quella cricca morirà,

come muore un poveraccio.
“Questo è proprio un momentaccio…”
dice il Capo dello Stato,
che a morire lo ha aiutato.

blog MicroMega, 15 luglio 2013

Mina. Ma che bontà…

La Cassazione accelera su Mediaset, processo a Berlusconi il 30 luglio.
Insorge il Pdl: “Golpe, resisteremo”. Ipotesi dimissioni in blocco.
(la Repubblica, 10 luglio 2013)
Un finale da caimano.
(ibidem)
Caso Mediaset, B. pretende una Corte di Prescrizione.
(il Fatto Quotidiano, 10 luglio 2013)
La sentenza: B. pronto a tutto.
(ibidem)

Mina. Ma che bontà…

Si conclude a fine mese
il processo al vecchio arnese
sull’affare Mediaset
e fibrilla già l’umét.

“Si è mai vista una Nazione
dove vuol la Cassazione
giudicar dopo l’Appello?
Questo no, non è un tranello,

ma la prova di un complotto!
Qui mi voglion galeotto,
esule come Bettino,
ma resisto, non mi inchino!

Non han dato beneficio
il mio grande sacrificio
né la pacificazione,
vince la persecuzione

della qual sono il bersaglio!”
Questo è il boss, poi c’è il serraglio:
falchi, amazzoni furiose,
pitonesse minacciose,

servitor, ladri, ruffiani,
piduisti, gnocche, nani,
ceffi, ignobili figuri
che al rullare dei tamburi

salgon sulle barricate
vomitando gran cazzate
sulla fin dell’avventura.
Il domani li tortura.

“Golpe, putsch, colpo di Stato!
Contro un Pdl odiato,
contro un nobile Paese,
il governo a larghe intese

e le nostre istituzioni!
Golpe contro Berlusconi
che vuol pace ed armonia.
Contro la democrazia!”

“Non ci son falchi e colombe,
ma al cader di certe bombe,
del Berlusca per il bene,
diventiamo tutti iene!”

“All’azion dobbiam passare!”
“Tutti in piazza a protestare!”
“Alla Càssazione!” “Al Colle!”
“Coinvolgiam le nostre folle!”

“Occupiamo il Parlamento!”
“La Giustizia in un momento
riformiamo per decreto!”
“Dimission, tutti al completo!”

“Resistenza non violenta!”
Ognun la cazzata inventa:
Lupi, Quàgliariello, Bondi,
Lorenzin, Galan, Rotondi,

Angelino, la Gelmini,
il coordinator Verdini,
Biancofior, P2 Cicchitto
e Brunetta su un piedritto.

Qual dei giusti la reazione?
Prima vien l’indignazione.
Dopo un moto di stupore
e un’invocazion: “Signore!”,

viene una risata piena
e alla fine una gran pena.
Se dovesse il Cavaliere
restar privo del potere,

sulle spiagge delle Antille
o di Putin nelle ville
o in Sardegna in mezzo ai muli,
che faranno i leccaculi?

Senza soldi né poltrona,
baceranno la sua icona
con un’aria ormai pitocca
e il sapor di merda in bocca.

blog MicroMega, 12 luglio 2013

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