La lunga corsa che ha portato dalla devolution all’autonomia

La lunga corsa che ha portato
dalla devolution all’autonomia

La devolution da Bossi inventata
col passare degli anni è diventata
l’attual differenziata autonomia,
della Lega la nuova terapia

per arricchir del nord i polentoni
a spese degli ignobili terroni.
Per l’occasion Roberto Calderoli,
fior fiore dei leghisti pennaioli,

ritorna in scena come a Lorenzago
quand’era della devolution mago
e con i pinocchietti tirolesi
alla Costituzion facea cosmesi.

Fatta la legge a Bossi la donò
ma il popolo italiano la bocciò.
Ora ministro alle Regioni fatto,
nel far l’autonomia cerca riscatto.

Su ventitré materie le Regioni
dello Stato faranno le funzioni
e ad un grande casino dando il via
procederanno in piena autonomia.

Ogni Regione la sua storia insegna:
giunge alla fin la pantomima indegna
di Mazzini e Giuseppe Garibaldi
a Quarto con i suoi mille ribaldi.

Quelli del meridion che son terroni
studieranno la storia dei Borboni
e in Piemonte con infinita gioia
impareranno quella dei Savoia.

Studieran Cecco Beppe in Lombardia,
dei Medici i toscan la signoria
e gli studenti a Roma capitale
della Chiesa il potere temporale.

Molto grande sarà la varietà
delle cure che dà la sanità.
Ci sarà la Region che fa i trapianti,
quella che partorir fa le gestanti,

quell’altra che in nuovissimi reparti
saprà curare molto ben gli infarti,
quell’altra ancor che ricca di infermieri
ai malati farà flebo e clisteri

e infine le Region che non han niente
lasceranno morire ogni paziente.
I treni, velocissimi in Padania,
molto lenti saran nella Campania

mentre le frecce rosse dell’Emila
carrozzelle saran nella Sicilia.
La neo differenziata autonomia
val pur per la gestion dell’energia.

Chi ha il sol la produrrà con i pannelli,
chi ha il vento con le pale a più livelli,
chi ha i monti la farà con una diga,
chi non ha dighe o vento o sole ha sfiga.

Le Region ricche si terran le tasse
ogni giorno riempiendo più le casse
e per quelle che son senza denari
come sempre saran cavoli amari.

La moral della storia questo spiega:
l’autonomia voluta dalla Lega
sarà soltanto un’orrida porcata.
Un’altra Calderoli ne ha inventata.

pubblicato su Domani del 29 novembre 2022

Giorgia in azione, volpe e leone

Riciclati, miracolati e soliti noti: i 24 di Giorgia.
(il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2022)
Squadra per establishment. Dovrà essere meno filo Nato.
(il Fatto Quotidiano, 23 ottobre 2022)

Giorgia in azione, volpe e leone

Al Principe, sostiene Machiavelli
in politica gran strizzacervelli,
giova farsi sia volpe che leone
al fine abbia successo la sua azione:

fare la volpe astuta col potente
e con il debole il leon ruggente.
A lui Giorgia Meloni si è ispirata
per formar del governo la brigata:

per l’establishment un volpin riguardo
e per i deboli un leon gagliardo.
Tajani agli Esteri vuol di Europa
mentre Crosetto la Difesa dopa

con l’atlantismo come disciplina,
armi in gran quantità per l’Ucraina,
inchini a Biden Joe, l’assatanato
ed assoluta fedeltà alla Nato.

L’economia, dopo i gran rifiuti
di tutti i tecnici più cervelluti,
viene affidata al mitico Giorgetti,
di Mario Draghi un dei prediletti,

col plauso delle borse, delle banche
e delle imprese a caccia di palanche.
Guardasigilli è Nordio l’ex pm,
la gioia del caiman Matusalemme

del qual sostiene tutte le battaglie
per salvar le politiche canaglie.
Da buona balnear con il suo Twiga
va al Turismo la Santanché che briga

per eternar le ricche concessioni
per ristobar, cabine ed ombrelloni.
E i deboli? La volpe ci ha pensato
e un leone per loro ha procurato.

Il migrante, la donna, lo studente,
l’omosessuale, il povero, l’ambiente
troveran difensori straordinari
con curricula più che leggendari.

C’è la Roccella del Family day
che se la prende con le donne, i gay,
con il gender, l’aborto, il fine vita.
È una Binetti ancor più inviperita

che per difender la natalità
i profilattici perforerà.
All’Istruzion va il fan della Gelmini,
Valditara già senator di Fini,

Legionario di Cristo o giù di lì,
di Miglio allievo nei lontani dì
e inventor dei tagli per la scuola
quando ne era ministra la figliuola.

La disabilità va a Locatelli
che ai deboli procurerà sfracelli
come già fece a Como da sceriffa.
La disumanità è la sua griffa:

vietare l’elemosina ai barboni,
la concession di un parco a quei cialtroni
che voglion celebrare il Ramadan,
i minori da sol tener lontan,

perseguitare i venditor di rose,
far guerra l’8 marzo alle mimose,
chi è senza una dimora cacciar via
con idropulitrici e polizia.

Transizione ecologica? Più niente,
con lo spregio al più debole, l’ambiente.
Cingolani, badante di Pichetto,
avrà sicuramente un grave effetto:

torneran le trivelle ed il carbone,
il nuclear, l’eterno solleone.
La morale di questa storia bieca?
Il governo Meloni è una ciofeca.

4 novembre 2022

L’inferno di Meloni

Senato, La Russa presidente con 17 voti dell’opposizione.
(il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2022)
Camera a Fontana, leghista filo Putin. Dal Pd agli Lgbt+ “Sfregio all’Italia”.
(la Repubblica, 15 ottobre 2022)

L’inferno di Meloni

Ci sono dei momenti nella vita
nei qual ti sembra persa la partita
e ti senti talmente disperato
da maledire il giorno in cui sei nato.

Non avvien se una donna ti abbandona.
Ti consoli: “Non era quella buona,
in un domani certo meglio andrà
e quella giusta non mi lascerà”.

Non avvien se un figliol ti fa incazzare
perché sdraiato guarda il cellulare
e ogni giorno ti sembra meno sveglio:
“Concorderemo come usarlo meglio”.

Non avviene se sei senza lavoro:
“Con i grillini troverò il tesoro,
grazie al reddito di cittadinanza
lavoro avrò e soldi in abbondanza”.

Non avvien se ti senti qualche male:
“I farmaci, il dottore, l’ospedale
mi daranno la giusta soluzione
e in pochi dì mi sentirò benone”.

Non avviene se la tua squadra perde.
“Non sono proprio tutti delle merde,
ci son l’arbitro, il var e la fortuna.
Ritornerò a tifar dalla tribuna”.

A tutto c’è rimedio a questo mondo,
non c’è mai nulla che ti mandi a fondo.
Quando allora ti senti disperato?
Quando allora rimpiangi d’esser nato?

Quando pensi che c’è Giorgia Meloni,
voluta da milion di creduloni,
che appar sui manifesti lungo i viali,
sulle tivù, sui social, sui giornali.

Eccola mentre blatera in comizio
alternando a momenti di giudizio
annunci di obiettivi sciagurati
con alte grida ed occhi strabuzzati.

Eccola mentre sal da Mattarella
che si accinge a affidare alla pulzella
l’incarico di fare il suo governo.
Ecco La Russa, del Senato il perno,

con baffi e pizzo diavoleschi peli,
raccoglitor del Duce di cimeli,
da sempre fasciston fino al midollo.
Ecco capo alla Camera il rampollo

del leghista Salvini, quel Fontana
di sbandierata fede putiniana,
ultrà cattolico e del Verona
che contro i gay e gli immigrati tuona,

dice cinquanta Ave Maria per giorno
e al rito tridentino fa ritorno.
Ecco il governo di Giorgia Meloni,
ecco l’inferno con i suoi gironi.

Quando da bimbo non andavo a messa:
“E’ un peccato assai grave e si confessa,
se continui così, andrai all’inferno!”
lesto arrivava il cazziaton materno.

Ridevo dei rimbrotti della mamma.
Ora che abbiam della Meloni il dramma
mi son convinto che l’inferno c’è
ed ancor vivo ci son dentro, ahimè!

pubblicato su Domani del 19 ottobre 2022

Top