Gentiloni, il Totti del governo

L’economia riparte: avanti verso la decrescita infelice.
(il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2017)
Il proconsole Sabino.
(il Fatto Quotidiano, 2 settembre 2017)
Il premier a Villa d’Este. Gentiloni si sente ottimista: “Il peggio della crisi è alle spalle”.
(il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2017)
Padoan: la ripresa durerà, ma ora è il momento delle riforme innovative.
Il Totti del nostro governo è il presidente Gentiloni.
(la Repubblica, 4 settembre 2017)
Ragazzi, non tornate.
(ibidem)
Dove il lavoro non riparte. Duecentomila posti a rischio in 166 vertenze.
(ibidem)

Gentiloni, il Totti del governo

Sul finire dell’estate
quante balle raccontate
a noi ingenui sempliciotti!
“Gentiloni è il nostro Totti!”

Padoan dice a Villa d’Este
e in più, non ci credereste:
“Dopo questa lunga attesa
è arrivata la ripresa!

Non è sol la congiuntura,
ma pur la nostra bravura
a lasciare a chi verrà
un’economia da hurrah!”

Gentiloni, poco prima:
“Finalmente cambia il clima,
siamo fuori dalla crisi,
possiam correre decisi,

grazie agli indici ora buoni,
a sfruttare le occasioni
che verranno dopo il crollo,
poiché ormai sotto controllo

è il sistema delle banche!”,
ma con le nostre palanche…
Fuori crisi? Ma che dite?
La ripresa? Udite, udite,

parlano gli indicatori:
nella Ue siamo i peggiori
per la crescita del Pil,
il lavoro giovanil,

la fiorente corruzione,
delle tasse l’evasione,
per il debito, i consumi,
la ricerca ormai in frantumi,

gli stranieri investimenti,
gli inquisiti e i delinquenti
alla Camera e al Senato,
per le banche che han fregato

i risparmi ai cittadini.
Corron fuori dai confini
ogni anno in centomila,
laureati in prima fila,

a cercare occupazione
dopo spese in formazione
che così vanno sprecate
e non sono compensate

dagli arrivi dall’esterno
nell’Italia che è un inferno.
Cresce la pubblica spesa,
mentre invece va in discesa,

anzi, verso il basso vola,
quella per ricerca, scuola
e per l’Università.
Sono in grande quantità

i lavoratori che
hanno il posto a rischio, ahimè,
dal Piemonte alla Sicilia,
dalla Lombardia all’Emilia:

Perugina ed Ericsson,
Ilva, Burgo e Bridgestone,
Whirlpool, Nokia e Cementir.
Ci sia consentito dir:

“Renzi, Padoan, Gentiloni,
siete un branco di buffoni
che raccontano panzane.
Il disastro è ancora immane,

non ne siamo affatto fuori.
Siete tutti mentitori:
non più crisi, ma ripresa?
Per il culo! Senza offesa”.

blog MicroMega, 11 settembre 2017

C’è chi a agosto perde il posto

Festival della mente. Sarzana, Renzi si imbuca ma viene respinto.
Il sindaco manda inviti su carta intestata alla presentazione del libro del segretario, la Regione lo blocca.
(il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2017)
Madre Matteo di Calcutta.
(il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2017)
Gentiloni scippa a Renzi pure il consenso: all’Italia piace il suo silenzio.
Il presidente è il leader più apprezzato.
(il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2017)

C’è chi a agosto perde il posto

Il momento è delicato
per Matteo che è abbarbicato
al potere a tutti i costi.
Il più triste degli agosti

non lo ha visto primattore.
Gentiloni fu un errore:
zitto zitto, piano piano
il sodal democristiano,

che non è proprio un portento,
sta aumentando il gradimento
della gente che lo apprezza.
Lo lanciò con la certezza

che non è pericoloso
ma leal, non ambizioso
ma ideal controfigura
che a nessuno fa paura.

Gentiloni, sceso in pista
con lo stil da anestesista,
smussa, cuce, media, lima
guadagnandosi la stima

dell’Europa e dei mercati.
Con i suoi modi felpati
alla Sergio Mattarella
si conquista la pulzella

che comanda nella Ue.
Senza slide, senza lacchè
qualche risultato ottiene:
il pil sale, l’export tiene,

con Minniti da aiutante
lascia in Africa il migrante
poiché verso l’equatore
non ci angustia quando muore.

Nei sondaggi a questo punto
non sol ha Matteo raggiunto,
lo ha alla grande superato,
concorrente è diventato.

Renzi, mentre aspetta il treno
che lo porti senza freno
a girar per il Paese,
a afferrar le mani tese,

a imbonire i creduloni,
a gioir per le ovazioni
sui trionfi del passato,
le bugie che ha raccontato

sul jobs act, la scuola buona,
le riforme alla carlona,
a inneggiare al suo programma,
al suo babbo, alla sua mamma,

all’Italia del futuro,
bonus, gas e idrocarburo,
alla prossima vittoria
con il voto che dà gloria,

del suo libro ovunque parla
con la fiorentina ciarla.
Un profluvio di parole
sulle spiagge sotto il sole,

nelle piazze, nei mercati,
negli stadi, in mezzo ai prati.
Per spazzar via Gentiloni,
Cinque Stelle, Berlusconi,

i leghisti di Salvini
ed i traditor piddini
tenta un colpo da giganti:
presentare il libro Avanti,

un trattato eccezional,
di Sarzana al Festival
della mente. Vien zittito,
la Region fa No col dito:

“Presentarlo? No, non può!
Con le sue bugie a gogo
non vogliam fare a Sarzana
Festival della panzana!”

blog MicroMega, 4 settembre 2017

Bonus, sempre bonus, fortissimamente bonus

Il paese dei bonus. In tre anni cinquanta miliardi destinati a famiglie e imprese.
(la Repubblica, 30 aprile 2017)
Ue, Roma promossa ma sul risanamento scontro solo rinviato.
(la Repubblica, 22 maggio 2017)
Manovra d’autunno, Renzi può salvarsi solo col voto.
La Commissione Ue: “Serve uno sforzo sostanzioso per il 2018, rimettete l’Imu”.
(il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2017)
In arrivo un altro bonus. Mille euro per l’asilo a famiglie abbienti e scuole private.
(il Fatto Quotidiano, 24 maggio 2018)

Bonus, sempre bonus, fortissimamente bonus

Non abbiamo risanato,
ma l’Europa ci ha graziato
con un sei molto politico
a un bilancio alquanto stitico.

Gli altri crescono e noi no,
grazie ai mille pagherò
abbiam un debito enorme,
non facciamo le riforme,

la giustizia è in agonia,
moriam di burocrazia
succhiasangue goccia a goccia,
ma l’Europa non ci boccia:

meglio aver l’Italia salma
che il suo popolo che impalma
la congrega dei grillini,
populisti birichini.

Per tre anni il fanfarone
non ha dato alla Nazione
crescita né investimenti,
bensì bonus, cioè strumenti

che non servono al Paese,
ma a chi con le mani tese
l’elemosina si aspetta:
non sviluppo, ma paghetta.

Per il bonus che ci incanta
i miliardi son cinquanta
dispensati proprio a tutti:
biondi, bruni, belli, brutti,

ricchi, poveri spiantati,
militar, mamme, neonati.
Dai famosi ottanta euro,
un’operazion da neuro,

ad un bonus diciottenni
dato al fin che il Sì si impenni,
cosa poi non avvenuta
poiché non l’hanno bevuta.

Bonus per i militari,
bonus, detto Stradivari,
per comprare lo strumento
che chi suona fa contento.

Bonus mamma con neonato,
bonus nido, ovvio, privato
poiché il mago del Pd
da Pinocchio disse un dì:

“Mille nidi in mille giorni!”,
ma nessun par se ne sforni.
Ed ancor bonus bebè
e per chi non ha i danè

per pagarsi l’ateneo:
“Studia, a te pensa Matteo!”
Bonus, due, per gli insegnanti:
cinquecento euro in contanti

vanno per l’aggiornamento
e poi bonus rendimento
per chi il preside ha leccato
e perciò viene premiato.

Infin bonus contributi:
alle imprese sconti e aiuti
per la nuova occupazione,
ma era il solito bidone.

Come i soldi son finiti
i neo assunti son spariti,
il programma ha fatto flop
con il precariato al top.

Or tre anni son passati
e son questi i risultati:
ci ha promesso l’Eldorado,
ma siam fermi in mezzo al guado

con il Pil che sale lento,
rasentando l’un per cento,
metà della media Ue,
coi disoccupati, ahimè,

percentual da Macedonia
e con l’abissal fandonia
su di un debito che scende
mentre sale a vette orrende.

Giunti al fondo, stiam scavando
mentre Renzi sta tornando
con Orfini e con Rosato…
Italian, sei rovinato.

blog MicroMega, 25 maggio 2017

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