Calenda, chi?

Calende greche.
(il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2018)

Calenda, chi?

Confindustria e la Ferrari
furon suoi primi arengari,
Montezemolo lo prese
per il buon politichese

nel team di Italia futura,
poi finì per sua sciagura
nel partito bocconiano
per dar a Monti una mano

nell’andare in fallimento.
Ma chi è tale portento?
Chi è quest’uomo da tregenda?
Il suo nom? Carlo Calenda.

Il curriculum di Carlo
era tal da proiettarlo
nel governo di Matteo
dove giunse all’apogeo

di ministro allo Sviluppo,
uno fra i miglior del gruppo
nel discendere la china
verso la final rovina.

Nel momento del collasso
per portare ancor più in basso
i tapini del Pd
meditò e poi disse: “Sì,

ne divento tesserato”,
l’unico che si è aggregato.
Il Pd non lo cagò
e Calenda si incazzò:

“Se nessun mi tiene in conto
ad andarmene son pronto”:
Si aspettava una sommossa:
“Finiremo nella fossa

se Calenda se ne va!”
“Del Pd che ne sarà?”
“Voglia Iddio che non s’involi
se no resteremo soli!”

“Carlo è ormai come una droga!”
Ma nessun piange e si sfoga,
nessun muove un sopracciglio,
nonostante il suo cipiglio.

Ma non se ne va Calenda,
vuol scansar la cosa orrenda
di un accordo con Di Maio:
“Quello sì sarebbe un guaio!”

Resta immobile il partito
di pop corn ben rifornito
per assistere al disastro
del bel trio giallo verdastro

Conte, Lega, Cinque stelle.
“Ne vedremo delle belle!”
Anarcoide sovranismo
li chiamò col suo lirismo

il Calenda di quei dì
che ”Ora andiam oltre il Pd!”
disse con far da stratega,
ma nessun fece una piega.

La sua mente scatenata,
offrì un’altra calendata:
“Un repubblicano fronte
intravedo all’orizzonte

per salvar questo partito!”
ma nessuno mosse un dito
a eccezione dei Savoia
che protestan: “Porca troia,

è un’idea proprio tremenda!”
Instancabile Calenda
corre come uno stallone
“Voglio entrare in Direzione

per mandar tutto in rovina
sotto l’ala di Martina!”
ma Martina, che follia!,
preferisce la Madia.

“Ma che Direzione è questa? –
con gran delusion protesta –
a me sembra un harakiri!”
La moral per gli elzeviri?

Crede d’essere il messia,
per mostrar la giusta via
predica, conciona, ciancia
ma è sol Renzi con più pancia.

blog MicroMega, 26 luglio 2018

Pd 4.0

Renzi uccide un Pd morto. Ma tutt’intorno è fuggifuggi.
Il day after. Dimissioni-farsa (per gestire le consultazioni) e attacco a Mattarella.
(il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2018)
Pd in freezer: niente governi. Martina fa il segretario findus.
(il Fatto Quotidiano, 12 marzo 2018)
Ecco l’anti-Matteo: Calenda si muove per guidare i dem.
(il Fatto Quotidiano, 7 marzo 2018)
Il sogno di Renzi si reincarna in casa-Calenda.
Il neo-tesserato. Da Signor Nessuno appena arrivato, è salamaleccato da tutti i maggiorenti Democrat, dà ordini, minaccia, detta condizioni.
(il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2018)

Pd 4.0

E’ un partito che in realtà
sempre fu una nullità,
fin dal dì in cui babbo e mamma
l’hanno messo al mondo: un dramma.

I due sposi attempatelli,
genuflessi di Rutelli
ad impronta democrista
e, con sangue comunista,

i compagni di Fassino,
per avere un bel bambino
fan l’amor senza entusiasmo,
mezzo coito senza orgasmo

e si trovan nella culla
il Pd, ovvero il nulla.
Allevato dai migliori
insegnanti e professori

esistenti nei confini,
da Veltroni a Franceschini,
da Bersani ad Epifani,
crebbe in corpo, piedi e mani,

ma restò sempre uno zero,
come un morto senza un cero,
un Romeo senza Giulietta,
un bauscia senza fretta,

un gasdotto senza tubi,
un Berlusca senza Ruby,
l’ossobuco senza l’osso.
Ogni dì svanì un po’ il rosso

e divenne un po’ più bianco,
finché a fare il capobranco
è arrivato da Rignano
Matteo Renzi, il ciarlatano.

Con una riforma al mese
per il culo tutti prese:
bidon ai lavoratori,
ruberie ai risparmiatori,

prese in giro agli insegnanti,
lager libici ai migranti,
irrisione ai sindacati,
meno cure agli ammalati,

botte alla Costituzione,
inchin alla corruzione,
stupri a territorio e ambiente
ed alla Giustizia niente.

Solo bonus, non diritti,
rosiconi e gufi zitti.
Visti i magri risultati,
gli italian si son stufati

ed alquanto incolleriti
con Poletti, con Minniti,
con Fedeli, con Madia,
Lotti, Boschi e compagnia

e lo zero è peggiorato:
sotto zero, congelato.
Referendum perso, e male,
una legge elettorale

demolita dalla Corte,
amministrazioni morte
contro destra e cinque stelle,
di Matteo le marachelle

sono state proprio tante
e il partito agonizzante
l’ultimo respiro esala
e al diciotto e sette cala.

Mentre scende giù il sipario
si dimette il segretario,
che anzi tenta di far finta,
ed appar dietro una quinta

il suo erede provvisorio
ch’è di nullità un emporio,
il fenomeno Martina,
del Pd vice rovina.

Ma la cosa più tremenda
è l’arrivo di Calenda:
del Pd in liquidazione
vanno all’asta le poltrone.

blog MicroMega, 21 marzo 2018

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