



Berlusconeide è un poema comico, tragico, “cavalieresco” che, in forma di satira amara e spesso indignata, racconta la vita e le gesta del più grande eroe di tutti i tempi: Silvio Berlusconi. La narrazione epica parte dalla nascita nella sua Milano nel 1936 e arriva fino ai giorni nostri, per concludersi in un futuribile e apocalittico 2013, anno della tanto agognata scalata alla Presidenza della Repubblica.
Quest’operetta semiseria, che mescola satira, critica e sberleffo presenta alternate in modo del tutto casuale, come le caselle sul tabellone del gioco dell’oca, 63 fra poesie satiriche, schede di critica della dottrina cattolica, canzoni dissacranti, tavole in cui un’oca giuliva sogna una chiesa che non c’è. E oche, tantissime oche, irreverenti, ironiche, tenere, graffianti a corredo di ogni testo. Alla fine di ognuno, una quartina rimanda a un altro testo, facendo da filo conduttore per chi non voglia leggere il libro di seguito ma procedere a balzi, salti, andirivieni come appunto in un gioco. Alle canzoni sono associati un qr code e un link, che ne permettono l’ascolto sul sito collegato a questo libro: www.ocapronobis.altervista.org, in base alle istruzioni riportate a fondo pagina di ogni canzone.
E’ una biografia in rima di Matteo Renzi. Il lettore viene condotto alla scoperta della vita del protagonista in ottonari a rima baciata, una specie di inferno per chi crede ancora nella nobiltà della politica. Il viaggio parte dalla nascita a Rignano sull’Arno e arriva fino ai giorni nostri e ad una futuribile conclusione liberatoria. Non manca nessuna delle imprese di Matteo “il Bomba”, come lo chiamavano i compagni di scuola, per la sua tendenza all’esagerazione e alla sistematica bugia.
C’è tutto Renzi, dalla vita in famiglia alla scuola, dalla partenza come portaborse alla grande politica, dalle promesse ai falsi miracoli. Una satira trascinante e amara che sovente si trasforma in indignazione per le “doti” di un personaggio che, dai tempi della scuola, recita la stessa parte in commedia con abilità, arroganza e grande spregiudicatezza.
C’è tutto Renzi, dalla vita in famiglia alla scuola, dalla partenza come portaborse alla grande politica, dalle promesse ai falsi miracoli. Una satira trascinante e amara che sovente si trasforma in indignazione per le “doti” di un personaggio che, dai tempi della scuola, recita la stessa parte in commedia con abilità, arroganza e grande spregiudicatezza.
Una galleria di personaggi che attraversa tre periodi della nostra storia recente: il tardo berlusconismo, da Berlusconi a Formigoni, da Scilipoti a Calderoli, da Amato ad Alfano; il sogno renziano da Renzi padre e figlio a Verdini, da Martina alla Madia, da Boschi padre e figlia a Orfini; il nuovo che avanza, da Salvini a Di Maio, da Conte a Calenda, da Toninelli a Zingaretti.
La satira dell’Autore è arricchita dalle caricature che il famoso illustratore Libero Gozzini ha dedicato ad alcuni dei personaggi della galleria.
La satira dell’Autore è arricchita dalle caricature che il famoso illustratore Libero Gozzini ha dedicato ad alcuni dei personaggi della galleria.
Dopo la “Berlusconeide” e “La renziana commedia” a completare la trilogia arriva la “Salvineide – In rime il mito di capitan Mojito”, biografia in endecasillabi di un altro protagonista della tutt’altro che nobile politica italiana, di un altro dei nostri “peggiori”: Matteo Salvini. I sei capitoli narrano la vita politica, e non solo, del prode Capitano: dalle gesta del piccolo prodigio meneghino al suo curriculum scolastico, dal Che Guevara che sfoggia l’orecchino al sedicente giornalista, dal pony express, rider ante litteram, al baby sitter, dal tignoso consigliere comunale allo scalatore della Lega, dall’ammiratore di Bossi al traditore del Senatur, dall’ipocrita baciapile all’uomo che coccola i gatti nel gattile, dal latin lover Capitan Mojito all’ «Icaro che vola ma si schianta perché l’ala gli cola», dal sovranista alla Viktor Orbàn all’europeista alla Mario Draghi.
Un «piccolo capolavoro di irriverenza satirica insistita», come scrive, nella prefazione, Andrea Scanzi.
Un «piccolo capolavoro di irriverenza satirica insistita», come scrive, nella prefazione, Andrea Scanzi.